|TT'S AVALON| The Land of New Hope - Recensione -

Ho ascoltato l'album di debutto dei "Timo Tolkki's Avalon", ecco le mie impressioni.

Musica

23 giugno 2018

“Che problema ha quest’uomo?” Ogni volta che mi imbatto in una foto di Timo Tolkki mi faccio questa domanda e passo oltre, sforzandomi di pensare alla musica incredibile che mi ha donato negli anni ’90 con gli Stratovarius, ma un disco da lui prodotto, suonato con la collaborazione di Micheal Kiske, Rob Rock, Alex Holzwarth e Jens Johansson (e non solo) non potevo proprio ignorarlo.

Chissà mai che Timo abbia visto la luce dal fondo del pozzo in cui è sprofondato e dal quale non è più riuscito a risalire?

Ci ha provato Timo, prima con i suoi più che dimenticabili “Revolution Renaissance”, poi con i “Symphonia” ed ora con questi “Timo Tolkki’s Avalon” con i quali probabilmente sperava di ottenere gli stessi risultati dell’Avantasia di Tobias Sammet. Ci è riuscito? A mio avviso no.

Il problema è che là dove Sammett andava “solo” ad impreziosire il proprio (notevole) songwriting con l’apporto di artisti di caratura internazionale e sfornava qualcosa che oggettivamente nessuno aveva mai fatto prima, Tolkki punta tutto sui nomi e si limita a scrivere una raccolta di canzoni su misura tralasciando la visione d’insieme che, lasciatemi dire, si poggia su di una narrazione abbastanza banale e poco coinvolgente.

Peccato, perché prese singolarmente le prestazioni dei vari interpreti non sono affatto male e spesso compensano un songwriting poco ispirato ed un sound eccessivamente commerciale.

Vi sono scelte stilistiche discutibili che forzano gli artisti fuori dalle loro corde e non mi riferisco tanto alle parti vocali, ma soprattutto a quelle strumentali, chitarre in primis, dove un disco suonato da Timo Tolkki dovrebbe per l’appunto eccellere. Per carità la produzione è buona, la sezione ritmica fa il proprio dovere, gli arrangiamenti sono assolutamente professionali, ma non si osa dove si potrebbe osare e ci si limita al “compitino”: è l’anima che manca e con musicisti di tale livello non dovrebbe accadere.

Ascoltando brani come “Avalanche Anthem“, “We Will Find a Way“ e “To the Edge of the World“ si ha la sensazione di essere sulla strada giusta, per lo meno per un prodotto discreto anche se non sopra la media, ma il resto dell’opera è decisamente troppo rock/pop con diverse linee melodiche che sarebbero validissime, se solo suonassero un po’ più metal.

Doverosa menzione per la title track “The Land of New Hope”. In una Opera Metal il brano di chiusura ha un’importanza cruciale, Timo sembra ricordarselo e risolve ogni problema buttando tutto sulle spalle di Kiske, il quale prende un brano che di per sé non ha nulla di eccezionale e gli conferisce una carica di epicità tale da lasciarti a bocca aperta per la sua intera durata.

In definitiva TLONH è un disco poco più che gradevole, dal taglio eccessivamente commerciale e fuori tempo massimo. Attira l’attenzione, come probabilmente si aspettava la Frontiers Records e fossimo nei primi anni duemila ad ascoltare il disco d’esordio di una band emergente, ci vedrei del potenziale ed aspetterei con curiosità il disco successivo, ma al giorno d’oggi, da una leggenda del metal come Tolkki, con un roster ed una produzione simile alle spalle trovo lecito aspettarmi qualcosa di più.

Mi addolora dirlo per il grande rispetto che ho per Timo, ma se non fosse per le performances degli artisti coinvolti e per la buona produzione, quest’album raggiungerebbe a stento la sufficienza.

VOTO 68/100