|TERMINATOR| Destino Oscuro - Recensione

Destino Oscuro... per il franchise!

Cinema

16 Novembre 2019


Devo ammetterlo, è stato il nome rassicurante di James Cameron a portarmi al cinema a vedere “Terminator, Destino Oscuro” e ritengo sia stato così per molti delusi dal trattamento riservato a questo straordinario franchise negli ultimi anni. Noi fans di vecchia data siamo stati inevitabilmente sostenuti dalla speranza che la martellante promessa del marketing fosse mantenuta, che venisse fatta tabula rasa di quanto Cameron non avesse in qualche modo toccato negli ultimi decenni e per lo meno su questo siamo stati accontentati: con la regia aggressiva di Miller ed in veste di produttore esecutivo il creatore di una delle saghe di fantascienza più belle di sempre resetta tutto e riparte da “Terminator 2, il Giorno del Giudizio” cancellando la successiva linea temporale ed i suoi discutibili risvolti narrativi. Ecco dunque che “Terminator 3, le Macchine Ribelli” scompare (tutto sommato) dignitosamente dai radar senza che se ne avverta poi tanto la mancanza, mentre del vero e proprio stupro del franchise “Terminator Genisys” avevamo tutti  perso (per fortuna) memoria a pochi anni dalla sua uscita. Lo sfortunato “Terminator Salvation” rimane sufficientemente (e di poco) degno di nota come un gradevole spin-off da visionare fra il primo ed il secondo capitolo, almeno per chi scrive. “Terminator, Destino Oscuro” si inserisce più che dignitosamente in coda anche se, chiarisco subito, il livello qualitativo dei primi due capitoli rimane molto lontano.

“Terminator, Destino Oscuro” si prende il rischio più grosso nei suoi primi dieci minuti con un incipit spiazzante ed un po’ forzato a giustificare tutta la concatenazione di eventi delle due ore successive: una scelta che mi è sembrata coraggiosa ed interessante,  peccato che procedendo nella visione questo sia l’unico guizzo innovativo degno di nota e che la narrazione presenti poi una serie di situazioni viste e riviste che non regalano altri memorabili colpi di scena. Nel terrore di scatenare l’ira dei fans, lo script attinge a piene mani dai primi due capitoli, forse troppo, al punto che alcune parti sembrano ricalcate con la carta carbone con un effetto straniante ed irritante per chi, come me, li ha consumati. Appare evidente che non si volesse correre rischi e che fosse necessario rassicurare gli appassionati sulla direzione intrapresa, ma nel farlo non è stato considerato l’ovvio rovescio della medaglia: il rischio che questo seguito potesse vivere di sola luce riflessa e non sviluppasse una propria identità aperta ad un nuovo futuro per il franchise. Ed è a tal proposito che la tagline del titolo risulta quanto mai profetica lasciandomi a questo punto il dubbio di vedere un nuovo capitolo, almeno nel breve periodo.

Liquidata (memorabilmente e letteralmente) la minaccia di Skynet alla fine del secondo film, “Terminator Destino Oscuro” ne presenta immediatamente una nuova che tuttavia non riesce più ad inquietare e coinvolgere emotivamente lo spettatore come avvenuto 28 anni fa: i tempi sono cambiati, il pubblico anche,  il divario temporale fra l’ultimo capitolo valido uscito nelle sale e la nuova opera di Cameron è decisamente troppo ampio per poter giocare solo sull’effetto nostalgia. E’ un peccato perché, guardando a quanto (poco) c’è di nuovo, il personaggio di Grace è scritto veramente bene, rappresenta una delle poche vere novità nella storia e Mackenzie Davis ci si è calata egregiamente con una recitazione estremamente fisica e mai sopra le righe: il personaggio le calza come un guanto e ci si affeziona velocemente a lei come fu per il compianto Kyle Reese del primo episodio. Anche Grace Luna, nei panni del nuovo modello di Terminator REV-9 (fighissimo) risulta convincente e sufficientemente inquietante come macchina killer inarrestabile. Ciò che non funziona è purtroppo il nuovo bersaglio delle macchine, Dani (Natalia Reyes) che di carisma ne ha veramente poco ed esaspera la propria recitazione al limite del ridicolo. C’è da dire che la storia costruitole attorno non l’aiuta e risulta  approssimativa e poco convincente al punto tale che ho rimpianto subito Skynet, Kyle Reese ed il futuristico desolato mondo che Cameron ci aveva regalato qualche decennio prima. Ai nuovi personaggi si affiancano (tutto sommato rispettosamente) le vecchie glorie del passato che bucano ovviamente lo schermo con la sola presenza, permettendosi il lusso di poter dire e fare qualunque cosa a dispetto a delle situazioni relativamente credibili che li circondano. Linda Hamilton a 63 anni è ancora una Sarah Connor tostissima, un’icona nell’immaginario collettivo che ha resistito al tempo e che riesce a ritagliarsi uno spazio convincente nella sceneggiatura senza troppe forzature. Arnold Schwarzenegger tiene botta, ma il suo personaggio risulta un po’ troppo stereotipato e, benché nel suo caso gli spunti fossero estremamente interessanti, decisamente poco approfondito. Avrei digerito volentieri una mezzoretta in più dedicata al T800 che avrebbe potuto far luce su molte delle questioni apparentemente irrisolte sul suo passato e permesso di sviluppare con lui maggiore e nuova empatia soprattutto alla luce del fatto che questo personaggio è stato proposto già tante volte e si tende a fare una somma del tutto senza realizzare che in realtà parliamo di caratterizzazioni potenzialmente diversissime. Ecco, io avrei spinto proprio su questo come del resto Cameron stesso fece nel 1991 ribaltando completamente il ruolo del cyborg: una buona occasione mancata dunque anche in relazione al fatto che questo potrebbe essere l’addio definitivo di Arnold al personaggio.

Il comparto visivo è di ottima fattura, peccato che la fotografia sia oggettivamente troppo scura in alcuni frangenti e rovini un paio di ottime sequenze action: forse la causa era il cinema (mi è già capitato), ma le parti girate in notturna erano appena distinguibili sullo schermo e nell’azione più concitata risultava difficile capire cosa stesse accadendo. Gli effetti speciali risultano moderni, credibili e sufficientemente horror come un fan dei primi due capitoli, il primo in particolare, si aspetterebbe. La resa del REV-9 è impressionante così come la fisicità degli scontri ed il realismo degli inseguimenti con la parte action del film che ne esce promossa sotto ogni punto di vista, valorizzata da una regia attenta a non cadere in troppi cliché del genere: sotto questo punto di vista, Miller ha fatto indubbiamente la differenza. Non delude la colonna sonora come da tradizione legata alla storica tracklist del franchise con qualche ammodernamento che non stona (ma non osa abbastanza come sentito ed apprezzato in “Terminator, Salvation”).

“Terminator Destino Oscuro” non raggiunge lontanamente la qualità dei primi due storici capitoli, ma risulta scorrevole e godibile dall’inizio alla fine senza particolari pretese. Certo che se l’obiettivo era rilanciare il franchise, ha potenzialmente fallito riuscendo ad irritare la fan base con scelte “politically correct” e “girl power” un poco eccessive e non prendendosi i rischi necessari ad un rimodernamento che, dopo tanti anni, risulta ormai indispensabile per proseguire oltre. Guardando al passato di Cameron e considerando quanto mostrato già negli anni ottanta al riguardo, posso “perdonare” il primo errore, ma il secondo rischia seriamente di far chiudere tutto qui, sebbene il cambio di direzione rispetto a Genisys sia stato per fortuna evidente. Certo, ci si può comunque passare sopra e godersi quello che ad oggi rappresenta a tutti gli effetti il terzo episodio della saga così come sarebbe dovuto uscire nel 2003 mentre, guardando al futuro, lo sfortunato “Terminator, Salvation” rappresenta ancora oggi per il sottoscritto la giusta direzione in cui andare, paradossi temporali e risk management permettendo a questo punto.


VOTO: 72/100