|DEAD SPACE| - Recensione -

Twinkle, Twinkle little Star...

Videogames

8 October 2018

Ultimo bimestre del 2008. Due giochi mi hanno annullato il riposo ed assorbito la vita, mettendo a serio rischio ogni relazione sociale: Left4Dead, che aggregava su Steam fidanzata e colleghi di lavoro il weekend e la sera tardi e questo Dead Space le cui sessioni in singolo partivano quando i miei compagni di gioco cedevano al sonno o per lo meno così affermavano.

DS è un survival horror dalle meccaniche classiche ambientato in un futuro lontano in cui l’umanità ha iniziato ad esplorare la galassia alla ricerca di nuove risorse minerarie per il proprio sostentamento: il vostro personaggio, un tecnico planetario di nome Isaac Clarke, si trova a far parte di un team di soccorso inviato sulla ISG Ishimura, una nave da carico che da qualche tempo ha interrotto ogni contatto con la base ed orbita senza controllo attorno ad misterioso pianeta. Ogni comunicazione con l’equipaggio è interrotta da tempo e dopo pochi minuti di gioco scoprirete il perché: la nave è infestata dai necromorfi, creature da incubo risvegliate dal culto di un misterioso “marchio” conservato e venerato all’interno della struttura. Toccherà a voi scoprire cosa è realmente successo e prodigarvi per risolvere la situazione.

Diciamolo pure, la sceneggiatura di DS non è per nulla originale: un po’ “Alien”, un po’ “The Thing”, un po’ “Event Horizon”, i richiami al cinema di genere non si sprecano di certo a partire dal carpenteriano design dei necromorfi e dal classico plot della nave sperduta ed abbandonata nello spazio. Con queste premesse, cosa rende dunque DS così speciale? Sicuramente il modo in cui il tutto viene narrato e vissuto dal giocatore che si troverà non solo a smembrare nei modi più truci e fantasiosi i necromorfi, ma lo farà usufruendo di un ottimo combat system, divertente e bilanciato, raccogliendo allo stesso tempo i tasselli di una storia interessante che mescola efficacemente cultismo ed occultismo, scienza ed etica con qualche incursione nel paranormale.

Gli eventi si succederanno in maniera abbastanza lineare, ma è la regia a fare la differenza con un sapiente uso delle camere ed una narrazione sostenuta da cutscenes di qualità. Isaac procederà nel proprio cammino trascinato dagli eventi e facendo fronte alle richieste dei compagni di viaggio e dei sopravvissuti sulla Ishimura: questo da un lato riduce la componente esplorativa ai minimi termini e nella parte centrale un po’ di ripetitività comincia a venire fuori, con il vostro alter ego mandato in ogni dove a sbloccare macchinari ed a recuperare chiavi d’accesso, ma dall’altro non inficia la tensione che rimane comunque alta per tutte le 15 ore abbondanti di gioco sino ad una conclusione forse non troppo originale, ma decisamente al cardiopalma.

Il solido gameplay si avvale di una camera in terza persona alle spalle del personaggio che funziona molto bene anche nell’azione più concitata ed i movimenti di Isaac sono gestiti dalla classica combinazione mouse+tastiera. Molto interessante e pratica l’integrazione della UI nel rig spaziale del personaggio, una scelta che alleggerisce visivamente il tutto con stile aumentando al massimo la vostra immersione in gioco, mentre appaiono decisamente poco pratici alcuni menù ed in particolare la mappa dei livelli che vi troverete ad usare rarissime volte in favore dell’utilissimo “tracing” di missione, un raggio luminoso attivabile a comando che vi ricorderà la strada da seguire in caso di necessità.

In perfetta tradizione survival, Isaac verrà messo nella condizione di sopravvivere principalmente con ciò che trova: armi, potenziamenti del proprio Rig e riserve d’aria, oltre che un buon quantitativo di crediti spendibili nei negozi disseminati lungo il percorso per evolvere il proprio equipaggiamento. Sarete costretti a centellinare le risorse a disposizione ed a scegliere con cura inventario ed armamenti da potenziare di volta in volta: persino i punti di salvataggio risulteranno determinanti nella strategia di gioco alimentando l’ansia di rimanere a secco. Il sistema di combattimento rimane estremamente strategico costringendovi, ad esempio, a mirare a punti specifici per rallentare i vostri nemici ed ucciderli per smembramento sfruttando a vostro favore gli spazi di gioco ed il giusto setup del vostro armamento: ne risulta una grande varietà di azione e strategia che fanno del combat system di DS uno dei principali motivi di successo del titolo assieme all’atmosfera da fanta-horror d’autore.

Il vostro personaggio usufruirà inoltre di due interessanti strumenti tecnologici: il primo, la stasi, vi permetterà di rallentare oggetti e nemici per avere maggior respiro nella mira durante i combattimenti ed esplorare aree di gioco inizialmente inaccessibili. Il secondo funziona come la storica Gravity Gun di Half Life 2 dandovi la possibilità di afferrare, spostare e manipolare un considerevole numero di oggetti usandoli persino come armi quando sarete a secco di munizioni: entrambi gli strumenti espandono ulteriormente il gameplay e si rivelano spesso indispensabili per proseguire nel gioco aggiungendo una divertente componente puzzle al tutto che va a rompere un po’ di monotonia fra una sparatoria e l’altra.

Visivamente DS è ancora un piccolo gioiello per gli occhi che si fa ricordare soprattutto per l’interessante lavoro di character design sui necromorfi, veramente inquietanti e strepitosamente animati. Le ambientazioni non sono da meno, merito soprattutto di un sapiente uso delle luci e di un level design particolarmente ispirato: essendo tuttavia la Ishimura una nave da carico e svolgendosi la vicenda quasi interamente al suo interno, è purtroppo presente una certa mancanza di varietà nel texturing e nella caratterizzazione di aree più piccole come bagni e condotti di servizio che tendono a ripetersi in maniera poco convincente. Per fortuna è un difetto che passa in secondo piano grazie alla tensione costante che avrete nei vostri spostamenti ed all’eccellente lavoro di lighting che spesso nasconde ciò che non “vorremmo vedere” ed enfatizza dettagli importanti in una palette di colori oggettivamente poco varia. Animazioni e movimenti di camera sono di assoluto livello, seppur anch’essi un po’ ripetitivi a lungo andare: difetti del genere, assieme alla generale ridondanza di alcune missioni, mi hanno fatto concludere che il gioco sarebbe potuto essere più corto senza perdere nulla del suo fascino.

Ineceppibile la componente audio. Se da un lato si nota la mancanza di una vera e propria colonna sonora, dall’altro ci si rende conto di come questa scelta riesca ad enfatizzare i suoni ambientali ed il generale senso di smarrimento all’interno della Ishimura: il vostro alter ego non proferirà mai parola durante il gioco ed il più delle volte sentirete solo il vostro respiro per gli angusti corridoi della nave oltre che un campionario piuttosto vasto di urla, versacci e suoni gutturali che sicuramente faranno la loro parte per immergervi nell’incubo. Da Oscar il riadattamento di “Twinkle, Twinkle, Little Star” come main track di gioco, già nel trailer era da brividi.

In definitiva, DS è un ottimo e moderno survival fanta-horror con una irresistibile e divertente venatura action che non può mancare nella collezione degli appassionati del genere e strizza l’occhio ai fan di un filone cinematografico che riesce (per fortuna) a non passare di moda. Non un capolavoro, ma altamente raccomandato anche ad un decennio dalla sua uscita.

VOTO 85/100